Sorelle delle Ombre. Perché Morena richiama Lilith

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Autore: Valentina
Sorelle delle Ombre. Perché Morena richiama Lilith

Ultimamente mi sorprendo sempre più spesso a pensare che nell’immagine della Morena slava emergano i tratti della Lilith biblica. A prima vista, si tratta di codici culturali diversi: una è la signora dell’inverno e della morte, l’altra è la prima moglie di Adamo, divenuta demone della notte. Ma se si scava più a fondo, fino all’essenza archetipica, il legame diventa evidente e spaventosamente bello. L’intuizione mi suggerisce che siano due facce della stessa pietra.

Entrambe le figure incarnano l’“ombra” del principio femminile. Non rientrano affatto nel comodo schema patriarcale della “madre custode del focolare”. Lilith rifiutò la sottomissione, scegliendo l’esilio invece di vivere sotto la volontà di Adamo. Morena, invece, ogni anno “uccide” la vita, immergendo il mondo nel freddo per garantire una rinascita futura. Entrambe parlano di una durezza necessaria, di un confine che non può essere attraversato impunemente.

La società ha sempre avuto paura di donne così. Donne indipendenti, che portano non solo calore, ma anche il freddo della distanza. Lilith è associata alla notte e al vento, Morena all’acqua e all’appassire. In loro non c’è comfort domestico; c’è una forza primordiale. Ed è proprio questa forza, inquietante per la sua indomabilità, a unirle nella mia percezione. Non si tratta di male, ma di equilibrio universale. Senza la notte non c’è il giorno, senza l’inverno non c’è la primavera, senza il diritto di dire “no” non c’è soggettività.

Oggi, mentre il mondo sta cambiando, abbiamo bisogno di comprendere questo lato oscuro per diventare intere. E, a quanto mi sembra, vale la pena cercare la forza nelle immagini del passato.

Nota importante: questo materiale rappresenta la mia visione autoriale e la mia interpretazione soggettiva delle figure mitologiche. Non si tratta di uno studio accademico, ma di un tentativo di trovare legami di senso personali tra archetipi di tradizioni diverse. Chiedo di accoglierlo come una riflessione, non come un fatto storico. Ed è normale.

Mi sembra che abbiamo dimenticato questo lato del femminile sacro. È tempo di ricordare che la forza può assumere forme diverse.