Supplicare l’Universo è inutile. Ascolta solo la tua Volontà, non le tue richieste

Articolo #eva #lilith #manifesto #potere #realtà #sovranità #volontà
Autore: Elly
Supplicare l’Universo è inutile. Ascolta solo la tua Volontà, non le tue richieste

Lo spazio contemporaneo è completamente impregnato dell’idea infantile della “manifestazione dei desideri”. Ci insegnano ad accendere candele, incollare immagini su tavole e inviare umilmente “richieste all’Universo”, aspettando che qualche forza superiore — un genitore generoso o un marito premuroso — abbia pietà di noi e ci colmi di beni.

Nel Sistema di Lilith, questa viene chiamata la posizione di “Eva addormentata”. Eva è l’oggetto eterno che aspetta che la vita accada a lei. Le sue richieste sono il sussurro di un essere privo del proprio sostegno. Crede nel miracolo perché non crede in se stessa. Quando Eva “chiede all’Universo”, firma la propria impotenza, consegnando a qualcun altro il diritto di scegliere.

Lilith non chiede. Non invia richieste. Trasmette.

Per Lilith, il mondo è uno specchio. Anomalo, fluido, ma pur sempre uno specchio. Se ti poni davanti a lui con la mano tesa e con un senso di mancanza, lo specchio ti mostrerà “mancanza”. Se supplichi amore o denaro, lo specchio rifletterà il tuo bisogno di essi, ma non i beni stessi. Cercare di convincere il riflesso a sorridere è follia.

La vera manifestazione di Lilith è un gesto di presa. È il momento in cui cambi l’impulso dentro di te. Non aspetti che la realtà cambi perché tu possa sentirti forte; senti la tua forza adesso, e alla realtà non resta altro che sottomettersi e mostrarti il tuo nuovo stato. Questa non è “magia” nel senso economico della parola; è un lavoro diretto con il codice della tua vita.

Smettila di comportarti come un’ospite al tavolo di qualcun altro. Smetti di aspettare i segni come se fossero un permesso ad agire. Ogni segno, ogni “coincidenza”, non è che la conferma del fatto che lo specchio ha cominciato a vibrare per effetto del tuo impulso interiore. Il tuo compito non è chiedere un dono, ma permetterti di prendere ciò che è già tuo per diritto di scelta sovrana.