Il peccato più terribile nell’insegnamento di Lilith
Il concetto stesso di «peccato» si fonda su una comprensione religiosa e spirituale del mondo. In questo materiale non parlerò dalla posizione di una singola religione concreta, ma da uno strato più ampio di tradizioni spirituali, soprattutto quelle vicine all’insegnamento di Lilith: il cristianesimo e l’islam.
In culture diverse esistono elenchi propri di peccati e trasgressioni spirituali. Tali elenchi aiutano la persona a comprendere meglio dove si allontana dal cammino, perde il legame con il superiore e comincia a distorcere la propria vita.
Ma tra molte trasgressioni si distingue in modo particolare la superbia. Spesso viene chiamata uno dei peccati più terribili, perché non tocca una singola azione, ma il legame stesso della persona con Dio, la Fonte e le forze superiori.
Che cos’è la superbia
La superbia non è il sano orgoglio per le proprie azioni e i propri risultati reali.
Essere orgogliosi di aver superato una difficoltà, di aver fatto qualcosa di importante, di aver conservato la dignità o raggiunto un risultato con un lavoro onesto è normale. Fa parte di un sano appoggio della persona su sé stessa.
La superbia comincia là dove la persona si stacca dalla realtà del proprio cammino spirituale e si attribuisce il ruolo di unica fonte di tutto ciò che è accaduto.
Non dice semplicemente: «L’ho fatto io».
Dentro di sé afferma: «Solo io. Senza Dio. Senza aiuto. Senza benedizione. Senza la partecipazione delle forze superiori».
In questo senso, la superbia è un abuso della benevolenza delle forze superiori e una svalutazione della loro partecipazione nella propria vita.
Perché la superbia è considerata un peccato così forte
A prima vista può sembrare strano: perché proprio la superbia? Dopotutto, nel mondo umano ci sono azioni che sembrano molto più terribili. Per esempio, togliere la vita a un’altra persona.
Ma dal punto di vista del mondo spirituale, la morte è il passaggio dell’anima a un altro stato, non la distruzione completa della sua esistenza.
La superbia è pericolosa in un altro modo. Non è soltanto un danno fatto a un’altra persona. È un rifiuto interiore di riconoscere Dio, la Fonte o le forze superiori come significativi nel proprio cammino.
È come se la persona rendesse Dio non necessario.
Accetta aiuto, riceve opportunità, attraversa circostanze, incontra le persone giuste, riceve forza, protezione o direzione — e poi dice: «Io da solo. Tutto questo è solo merito mio».
Qui avviene la sostituzione: non «io e Dio», ma «io sono Dio».
Sì, la persona partecipa al proprio cammino. Dio non fa tutto al posto nostro. Il lavoro, la scelta, lo sforzo, la volontà, la disciplina e la responsabilità appartengono davvero alla persona.
Ma c’è una grande differenza tra due stati:
- «L’ho fatto da solo».
- «L’ho fatto attraverso il mio lavoro, ma non senza l’aiuto, il permesso e la benedizione delle forze superiori».
Quando l’atteggiamento può essere più morbido
È importante distinguere la superbia dall’assenza di fede religiosa.
Una persona lontana dalla fede o che si definisce atea può, fin dall’inizio, non percepire Dio o le forze superiori come parte del proprio essere. Non chiede aiuto, non si rivolge a esse e costruisce il proprio cammino partendo dall’idea di appoggiarsi solo su sé stessa.
Questa non è una valutazione di «bene» o «male». È una posizione distinta della persona, il suo cammino e il suo modo di interagire con il mondo.
La superbia, in senso stretto, diventa particolarmente grave quando una persona ha ricevuto aiuto, si è rivolta alle forze superiori, ha sentito la loro partecipazione — e poi l’ha svalutata e si è attribuita tutto.
L’atteggiamento di Lilith verso la superbia
Nel quadro dell’insegnamento di Lilith, la posizione è rigida: questa è una delle più forti trasgressioni spirituali.
Lilith può essere flessibile verso gli errori umani, le debolezze, le passioni e le scelte difficili. Ma la superbia appartiene a un’altra categoria.
Perché?
Perché un seguace non riceve semplicemente aiuto. Entra in un legame in cui ci sono gratitudine, servizio, riconoscimento della partecipazione superiore e rispetto per chi guida, protegge o apre il cammino.
La gratitudine verso Lilith è una parte fondamentale dell’insegnamento.
Se una persona accetta aiuto, ma poi nega la sua fonte, viola la base stessa del legame. Vuole prendere la forza, ma non riconoscere colui attraverso il quale questa forza è arrivata.
Per questo la superbia non è pericolosa perché la persona gioisce dei propri successi. Gioire si può. Essere forti si può. Vedere il proprio merito si può. Il pericolo comincia là dove la persona dimentica che il suo cammino non esiste nel vuoto.
La conclusione è semplice: l’orgoglio per un cammino percorso onestamente può essere sano. La superbia è attribuirsi l’intero cammino e rifiutare di riconoscere la partecipazione di Dio, della Fonte o delle forze superiori.
È in questo che consiste la sua forza come peccato: spezza la gratitudine, distorce il legame e mette la persona al posto di chi è sopra di lei.